RIFLESSIONI SUL TEMA:
“La ricerca di sé: l’importanza del corpo in adolescenza, fra emozioni e identità”
Come la nebbia non lascia cicatrici
sul verde cupo della collina
così il mio corpo non lascia cicatrici
su di te, né mai lo farà.
Quando vento e urlo si incontrano
cosa rimane da conservare?
Così tu e io ci incontriamo
poi ci giriamo,poi cadiamo nel sonno.
Come molte notti sopravviveremo
senza luna né stella,
così noi sopravvivere mo
quando uno sarà andato, e lontano.
Leonard Cohen
Fra tutti i libri che ho letto negli ultimi due anni solo due mi hanno lasciato una traccia così profonda, mi sono sorpreso a pensare che entrambi sono di due autori canadesi: “In fuga” di Anne Michaels e “Il gioco preferito” di Leonard Cohen. Il Canada è un luogo al quale è legato un caro ricordo di viaggio e di crescita della mia famiglia.
Entrambi sono un’allegoria della crescita, vista da due punti di vista diversi.
Il primo parla dell’educazione emotiva e sentimentale di un bambino perseguitato e il secondo dello straordinario percorso di scoperta dei turbamenti adolescenziali e dell’attrazione erotica e amorosa che lega uomini e donne al loro essere più profondo e vero.
In entrambi i libri si parla di “corpi”, quelli delle persone, dei ragazzi, degli uomini e delle donne e di quei misteriosi processi che conducono noi tutti dall’essere dei corpi così conosciuti e familiari alle proprie madri e padri al divenire prima estranei a quella familiarità e poi capaci di diventare familiari a noi stessi.
Durante l’infanzia il corpo e la sua superficie sono il luogo dell’interazione fra madre e figlio: le cure igieniche, le manipolazioni estatiche che rendono il figlio il capolavoro espressivo della madre scorrono lungo tutta la sua superficie.
Il corpo è il luogo dove si abbatte la percossa, la carezza, la richiesta o la proposta dell’intimità ineguagliabile perché legittimamente simbiotica. (G. P. Charmet)
Attraverso il corpo il bambino sentirà l’appartenenza ad un umore, agli odori che gli restituiranno il senso profondo e somatico della sua stessa natura familiare.
Attraverso il corpo e il cibo comprenderà come i suoi bisogni potranno essere procrastinati o disattesi, attraverso il corpo inizierà a comprendere il rispetto di sé ed inizierà ad imparare il volersi bene come individuo e potrà iniziare a staccarsi dal bisogno di ottenere il bene da qualcun altro.
Il corpo entrerà in adolescenza, che è un’età della vita che siamo abituati a pensare come periodo contrassegnato dalla modificazione psichica, ma che in effetti è il periodo in cui il corpo trasforma enormemente i suoi bisogni, le sue dimensioni, la sua forza in proporzioni non più contenibili dal corpo materno o paterno.
E in adolescenza il corpo diventa uno straordinario oggetto feticcio, diviene qualcosa che il ragazzo sa ancora appartenente alla madre ed è costretto proprio per questo a rubarglielo, perché deve usarlo in maniera clandestina perché quello che il ragazzo farà del suo corpo non riguarda più la madre se non in maniera simbolica e nostalgica.
Il ragazzo, la ragazza, iniziano ad addobbarlo, ad avvilirlo, a bucarlo, a tatuarlo, a contrassegnarlo come luogo di appartenenza del proprio vero sé, così diverso da tutti, così estraneo anche a se stessi e alla conoscenza primaria acquisita.
….Breavman conosce una ragazza di nome Shell che si è fatta fare i buchi alle orecchie per mettersi lunghi orecchini di filigrana. I fori si sono infettati e adesso lei ha una piccola cicatrice su ciascun lobo. Lui le ha scoperte sotto i capelli di lei….
Sulla tempia destra Breavman ha una cicatrice di cui Krantz gli ha fatto dono con una pala.
Un diverbio per un pupazzo di neve. Krantz voleva usare dei pezzetti di lava per gli occhi. Breavman era ed è tuttora contrario a usare materiali estranei per decorare i pupazzi di neve.
Niente sciarpe di lana, cappelli, occhiali. Allo stesso modo non ritiene giusto infilare carote in bocca alle zucche intagliate, né applicare orecchie di cetriolo.
Sua madre considerava l’intero suo corpo una cicatrice cresciuta su una perfezione anteriore che lei cercava negli specchi e nelle finestre e nei cerchioni delle ruote delle macchine.
I bambini mostrano le cicatrici come medaglie.Gli amanti le usano come segreti da svelare. Una cicatrice è quello che succede quando la parola si fa carne.
E’ facile esibire una ferita, le orgogliose cicatrici di battaglia. E’ difficile mostrare un foruncolo…..
E il corpo si sviluppa, diventa nelle preoccupazioni delle madri a volte un “mostro” del quale non sanno capacitarsi perché potenzialmente pericoloso, incontrollabile nelle sue pulsioni più segrete.
A volte i ragazzi lo considerano un estraneo, o un corpo pattumiera, che obbedisce a leggi che non sentono di riuscire più a governare nei bisogni più profondi.
A volte i ragazzi diventano ipocondriaci per l ‘incapacità ad abbandonarsi ai suoi ritmi e a desideri mai provati prima, desideri che non concedono più la tregua di un abbraccio che rassicuri come quello della madre, desideri che si impongono e spaventano.
Quindi l’ipocondria si genera come osservazione ed ascolto ossessivo dei segnali profondi che non si vorrebbero ascoltare.
L’adolescente si trova costretto a non correre più il rischio di ritornare alle manipolazioni materne del suo corpo e a non accettare la colonizzazione del corpo che possa condurlo alla confusione nelle scelte riguardanti i valori di identità di genere, essere maschio o essere femmina.
L’adolescente deve sfuggire al desiderio che i suoi stessi genitori provano a trattenerlo nell’infanzia per non sentirsi soli domani, per non sentirsi vecchi, passati, impotenti al suo confronto.
Il corpo dell’ adolescente è anche pieno di colpa proprio perché il suo trionfo corrisponde alla decadenza e alla morte simbolica e prossimamente fisica di chi lo ha generato, e gli adolescenti comprendono molto bene come sia delicato trattare con la “debolezza” dei genitori e degli adulti in generale; spesso nella nostra epoca si chiudono in mondi assenti dal contatto oltre che con loro stessi e i loro desideri (per non provare turbamento e colpa) anche estranei dal contatto con gli adulti. Spesso gli adulti li aiutano in questo isolamento promovendo quel senso di fastidio per i movimenti esagerati dei ragazzi che permette al mondo adulto di sentirsi in pace con i propri valori, le proprie sicurezze anestetizzate e sterili.
Gli adulti a volte si impossessano, al contrario, degli stessi gesti dei giovani, spodestandoli da quel periodo glorioso delle conquiste, dello spazio, degli amori, delle emozioni invidiate nella vita dei loro figli. Diventano delle puerili macchiette di eterni adolescenti incapaci di lasciare il campo a chi forse potrà trasformare il mondo che a loro non è riuscito di cambiare.
Quando mi chiami vicino
per dirmi
che il tuo corpo non è bello
voglio invocare
gli occhi e le bocche nascoste
di pietra di luce d’acqua
perché testimonino contro di te
Voglio
che consegnino davanti a te
la tremula rima del tuo volto
dai loro scrigni profondi.
Quando mi chiami vicino
per dirmi
che il tuo corpo non è bello
voglio che il mio corpo e le mie mani
siano specchi d’acqua
perché tu ti guardi e rida.
Leonard Cohen


