La trasformazione degli affetti condivisi
Negli ultimi trent’anni all’interno della vita sociale abbiamo sperimentato una disillusione sempre più acuta nei confronti delle ISTITUZIONI SOCIALI, basata in parte sul fatto che non esiste più nella vita pubblica alcuna congruenza fra ciò che le persone dicono e quello che credono.
Durante l’amministrazione Johnson la stampa americana aveva forgiato l’eufemismo”LACUNA DI CREDIBILITA’” per non dire apertamente che il Presidente mentiva. Oggi non ci sconvolgiamo più nell’ascoltare le formule di rito utilizzate dai politici e diamo per scontata la lacuna di credibilità a proposito dei più svariati argomenti, in qualche modo ci aspettiamo che si menta e molto di frequente mentiamo noi stessi quando dobbiamo esporci personalmente su argomenti che facciano riferimento ad una esposizione dei nostri convincimenti privati su temi di carattere generale.
Nel saggio “Sincerity and authenticy” di Trillino del 1971 la sincerità viene definita come un livello di congruenza fra “ sentimenti ed ammissione” e la sincerità viene considerata come una virtù morale a sostegno del concetto di società.
Il tema della famiglia appartiene ad uno dei più complessi e contrastanti argomenti coi quali ci ritroviamo a doverci confrontare, spesso tale argomento ci fa ritrovare nella condizione di lacuna di credibilità, infatti il modello familiare per quanto venga dato per scontato nell’immaginario comune come un modello universale, o almeno caratterizzabile secondo criteri di appartenenza delle diverse culture, è quanto di più variegato ed instabile a proposito della esperienza personale di ognuno di noi.
Si dice ad esempio che la famiglia è la cellula fondamentale della società, ma nella società attuale si assiste ad una trasformazione colossale delle forme di convivenza e la crescita esponenziale ad esempio dei single dovrebbe farci riflettere.
In realtà la famiglia non viene considerata attivamente dall’opinione comune come il luogo di riproduzione elementare del sociale, ma molto più spesso come il ricettacolo protettivo dei figli o degli individui che compongono la famiglia stessa dai pericoli del sociale.
In moltissimi altri casi la famiglia viene rifiutata tout court come modello decadente del sociale, modello invischiante di affetti non sperati, non completamente conosciuti e soverchianti negli effetti di costrizione degli individui.
Se riflettiamo a proposito dei nostri stessi vissuti, ci accorgiamo che in tutti noi esiste una forma di critica della famiglia o magari delle relazioni col mondo che immaginiamo per noi stessi come funzioni nelle quali preferiamo aver a che fare col nostro desiderio di individuazione e di misurazione delle nostre capacità o creatività al di là della nostra appartenenza familiare, spesso poi col desiderio inconscio di ritornare in famiglia con un accresciuto potere personale.
E’ il caso degli uomini che molto frequentemente, assistendo ad una progressiva svalorizzazione della loro funzione maschile si buttano sul lavoro nell’attesa di ricostruire in quel luogo il prestigio e la capacità di imperio che paiono aver perso.
Ma è il caso anche delle donne che nella grandissima trasformazione del loro ruolo soprattutto nelle società più avanzate, faticano a declinare nuovi modelli familiari e nuove funzioni per sé e per il compagno, molto di frequente si ritrovano a dover giocare il loro ruolo e i loro desideri di espansione personale accrescendo tutte le funzioni. Mamme casalinghe, e contemporaneamente impegnate nel lavoro, e contemporaneamente un po’ veline, o mamme anche del marito.
Nel ciclo di incontri che abbiamo immaginato vorremmo toccare molti aspetti del tema della costruzione e della storia della famiglia, naturalmente il nostro intento non sarà quello di fare la morale agli altri o di incoraggiare prese di posizione che continuino ad insistere su concetti che peccano di “lacune di credibilità” , ci proponiamo invece di provare assieme, a ricercare con sincerità e partecipazione in quali problemi si ritrovano le persone stesse, in quali fasi la famiglia corre dei grandi rischi, o in quali fasi dei processi di cambiamento degli individui all’interno della famiglia si registrano le difficoltà più marcate.
Cercheremo di parlare anche di separazione e di divorzio e di come questa scelta sia vissuta dalle persone con patimenti e sensi di colpa che vanno ascoltati, rielaborati, non superati con atteggiamenti pressappochisti o fintamente decolpevolizzanti all’insegna del “ le cose cominciano e finiscono, punto”.
D’altra parte ci pare che anche le posizioni che potrebbero sembrare più rassicuranti, cioè quelle espresse dalla Chiesa pecchino agli occhi delle persone di lacune di credibilità su svariati argomenti, il divorzio ad es. per il quale non vi è possibilità di accedere per i divorziati al sacramento della comunione, o il riconoscimento della separazione dei coniugi sposati in chiesa solo ricorrendo al Tribunale della Sacra Rota, dove persone benestanti e con svariati figli vengono riconosciute nella loro volontà di divorziare molto più per la loro condizione economica ( i cavilli legali approntati da stuoli di avvocati) che non per la loro condizione umana, simile a quella di molti altri.
Torniamo ora ancora per poco al tema della costituzione della famiglia e della trasformazione degli affetti condivisi.
E’ naturale che nel passaggio della coppia alla condizione di genitori succedano cose che vanno capite, esplorate.
Fondamentalmente la coppia deve aprirsi, fare spazio a qualcuno che verrà e che diventerà uno dei motivi di esperienza e di accrescimento personale fra i più gioiosi della nostra vita e contemporaneamente un o dei motivi di preoccupazione e di ansia più grande, perchè sul bambino spesso si proietteranno tutte le nostre paure, incapacità , speranze, possibilità.
La nascita della famiglia sarà il momento e il luogo nel quale gli adulti sperimenteranno contemporaneamente alla loro capacità generativa anche la presa di coscienza forse più disarmante della vita, l’accrescimento della consapevolezza della vita come passaggio, come un tempo che ha una fine, lascia degli eredi ma non continua per sempre.
La costituzione della famiglia farà scoprire una nuova maturità dell’ amore fra i coniugi, la possibilità di comprendere dentro di sé che l’amore si trasforma, forse si complica o in altre fasi si semplifica, ma assume proporzioni inaspettate, dove ogni termine del discorso fra i coniugi può diventare un termine con “lacune di credibilità” o assumere una sincerità matura e costruttiva.
Sarà importantissimo per i nuovi genitori imparare a discernere dentro di sé quanto la propria esperienza di figli possa essere riproposta nella famiglia nascente, quanto dentro di sé sono depositate nel bene e nel male le esperienze di famiglia dei propri genitori, affinché le modalità di rapportarsi a sé stesso e all’altro non ripetano inconsciamente le esperienze negative apprese.
Come sempre, ma in particolar modo per ciò che riguarda questo argomento ci proponiamo di far parlare le persone che parteciperanno a questi momenti di confronto, perché riteniamo che molto più della partecipazione passiva sia utile promuovere forme di apprendimento di una consapevolezza che nasca dalle esperienze delle persone.
Potremmo ritornare a considerare che se nel passato la famiglia era un luogo allargato a molteplici interazioni, i nonni, i parenti prossimi, attualmente è diventato un luogo più chiuso dove i coniugi e i figli sono costretti a verificare solo con i genitori i propri bisogni di relazione e i coniugi realizzano un livello di dipendenza emotiva fra loro nel quale sono costretti a depositare un esagerata quantità di bisogni.
Forse l’utilizzo di gruppi allargati dove si possa riprendere la parola , il confronto. Dove si possa anche esprimere la sofferenza e i desideri potrebbe proprio essere utile per aiutare a considerarsi meno soli, meno sprovveduti a livello sociale, forse più simili e più capaci insieme di superare le difficoltà.


